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http://photos-e.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-snc4/hs251.snc4/39880_10150264327185595_252598960594_14420601_3112846_a.jpgRisale al 1997 il collegamento dei magistrati di Roma di Flavio Carboni e Pippo Calò, quest'ultimo esponente della mafia siciliana, all'omicidio del banchiere Roberto Calvi. Flavio Carboni è infatti sospettato di aver intrattenuto rapporti di una certa importanza col banchiere assassinato, del quale avrebbe, successivamente alla sua morte, ricettato la borsa ed i documenti contenuti vendendoli ad un alto prelato.

 

Nel maggio 2010, all'indomani della sua assoluzione per il delitto Calvi, Carboni viene indagato per concorso in corruzione nell'ambito di un'inchiesta sugli appalti per l'energia eolica in Sardegna, e con lui alcuni personaggi di spicco della politica locale e nazionale tra cui spiccano i nomi del Presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci e del coordinatore Pdl Denis Verdini. Secondo gli investigatori, Carboni avrebbe influenzato decisioni riguardanti il settore delle energie rinnovabili, arrivando a indicare la nomina del presidente dell'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale Ignazio Farris, anch'egli indagato.

 

L'8 luglio 2010 viene arrestato non solo per il caso eolico, ma anche per il pressing verso i giudici della Corte Costituzionale a che promuovesse un parere positivo sul Lodo Alfano, dunque a favore di Silvio Berlusconi, con riunioni private con lo stesso Verdini, Marcello Dell'Utri, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo e i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller.

 

Giulio Lolli, considerato fino a pochi mesi orsono il maggiore commerciante italiano di barche di lusso a motore e presidente della Rimini Yacht, nel 2007 ha fatturato 32milioni di euro. Lolli è indagato per truffa e falso, ed è a piede libero. Ma da quando la magistratura ha iniziato ad occuparsi di lui, è scomparso. Nel frattempo sono venute a galla storie di finanziamenti milionari per la compravendita di barche, alcune cedute a più armatori contemporaneamente. Possibile? Sì. Lolli riusciva a far accendere leasing milionari a nome degli acquirenti sulla base di documenti contraffatti per poi incassare le somme. Agli armatori restava in mano solo un foglio di carta senza alcun valore che attestava la proprietà di uno yacht di cui erano in possesso già altre persone, ma con centinaia di rate da pagare. Chi lo conosce sostiene che il presidente della Rimini Yacht poteva arrivare a tutto pur di proseguire nel suo giro di milioni e tarocchi. Anche a chiedere l'intervento di Carboni.

 

Il generale in congedo della Guardia di Finanza Angelo Cardile, 68 anni, non ha retto alla lettura del decreto di perquisizione notificatogli dai suoi ex colleghi. Il generale lo ha letto sedendosi in soggiorno, ha provato a chiamare l'avvocato ma, data l'ora, ha trovato il cellulare spento. Quindi ha detto ai tre finanzieri: "Va bene, fate il vostro lavoro. Vi chiedo solo di potermi vestire". Uno dei marescialli lo ha accompagnato in camera ma al momento di togliersi i pantaloni del pigiama Cardile ha chiesto di non essere guardato. Il sottufficiale si è messo sulla soglia e ha accostato la porta. Poco dopo ha sentito il colpo. Il generale si era cambiato, poi aveva afferrato l'arma custodita in un'anta dell'armadio e si era sparato. Al momento della tragedia in casa c'era anche la moglie dell'alto ufficiale. Poco dopo è sopraggiunta la figlia.

 

Fiumi di soldi che corrono tra banche e leasing e un potente ex generale della Finanza che si suicida quando vede arrivare la perquisizione. Panfili fantasma e una pattuglia di ufficiali sotto inchiesta per corruzione. Il tutto venuto a galla durante le indagini in corso sulla nuova P3.

 

Non c'è spazio per chi prova ancora il senso della vergogna. Ci sono persone che, pur compromettendosi in affari illeciti in tutta consapevolezza o per pressioni ricevute, vivono con la speranza che il tutto non venga mai scoperto. Hanno il timore di non poter più guardare in faccia la moglie ed i propri figli senza provare il senso della vergogna.

 

Poi ci sono i jolly della situazione, gli "intrallazzatori", i furbacchioni, persone che sarebbero capaci di trarre in inganno anche i propri genitori ma, appena s'alza il vento, svaniscono nel nulla.

 

E poi ci sono i "Boss", coloro che galleggiano in un costante alone di mistero. Che prosperano a scapito dei fallimenti altrui e che vivono a discapito delle altrui vite. Loro non hanno vergogna, non hanno pudore. Provano soltanto compiacimento per le vittorie personali e nutrono la propria vanità ed il proprio potere con le sconfitte. Degli altri.

 

In uno stato economico e finanziario precario come in Italia non lo è mai stato. Da mesi il governo è bloccato a discutere del decreto Intercettazioni in nome della privacy. Senza questo strumento la maggior parte dei reati legati soprattutto agli intrighi politici non sarebbero mai venuti a galla. Il discorso a riguardo della privacy che sostiene il Pdl regge ma, come al solito, si dimenticano di dire che la privacy a cui si riferiscono non è la nostra, ma la loro.

Tag(s) : #I miei articoli su Freedom24

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